credo che stasera cucinerò. mmmhh. a me piace, cucinare. un pò meno mettere a posto il casino. soprattutto quando cucino la testa di cavallo in umido. inviterò qualche amico a cena. io, la carne non la mangio. mangio solo l'umido.
Ma prima, credo che ripeterò il mio rosario di parole senza senso, giusto per riscaldare un pò la lingua.
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E’, tutto, un ripetuto soffocare di sensazioni che vorresti dividere con chi non crede di meritarsele, bersaglio ignaro del cuore di chi è il primo scettico dei propri sentimenti, giudice parziale delle vittime che non ha il coraggio di mietere.
Parliamo, sì! parliamo, parliamo della vigliaccherìa degli affètti, parliamo di come l’abitudine al silenzio rada al suolo interi grattacieli di parole mai pronunciate, parliamo di come dita che si reinventano lingua provino, sole, a combattere il moto perpetuo della negazione di qualcosa di smisuratamente inesplorato.
Dolce droga, mio brillantissimo mercurio, tengo basso il volume per non dsturbare i vicini, zitto, stai zitto, zitti tutti, voi, là dentro. Non è tempo di festa, adesso. Ancora deve arrivare il carnevale degli ardori. Forse, ti sorprenderesti nel vedere il mio sorriso vestito da Capitan Spaventa che avanza tenendo sottobraccio un alfabeto di Pierrot.
O forse mi sorprenderei io a guardarti, finalmente, ridere spensierato.
Cala il sipario, mentre mi abbuffo impenitente di idee che so, mi faranno star male.
Parliamo, sì! parliamo, parliamo della vigliaccherìa degli affètti, parliamo di come l’abitudine al silenzio rada al suolo interi grattacieli di parole mai pronunciate, parliamo di come dita che si reinventano lingua provino, sole, a combattere il moto perpetuo della negazione di qualcosa di smisuratamente inesplorato.
Dolce droga, mio brillantissimo mercurio, tengo basso il volume per non dsturbare i vicini, zitto, stai zitto, zitti tutti, voi, là dentro. Non è tempo di festa, adesso. Ancora deve arrivare il carnevale degli ardori. Forse, ti sorprenderesti nel vedere il mio sorriso vestito da Capitan Spaventa che avanza tenendo sottobraccio un alfabeto di Pierrot.
O forse mi sorprenderei io a guardarti, finalmente, ridere spensierato.
Cala il sipario, mentre mi abbuffo impenitente di idee che so, mi faranno star male.
Constato il decesso e repentinamente inietto in vena arsenico e sublimato corrosivo, permettendomi così di avere una mummificazione perfetta dei sentimenti in 4 mesi.
Non vediamoci più, dai. Sì, facciamo così.
Non vediamoci più, dai. Sì, facciamo così.
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